La vittoria mutilata

Avete stappato e brindato?

Avete inviato la vostra sacca di sangue a Giuliano Ferrara?

Avete grigliato con gli amici, vi siete fumati una canna, avete ballato in mutande intonando canti tribali?

Bene, spero  vi siate goduti il vostro prosecco perché  vi devo dire un segreto: non c’è un cazzo da festeggiare.

 No, non sono impazzito, no, non sono diventato completamente cretino, no, non sono diventato berlusconiano e no, non vado a letto con Amanda Lear (lo so che non c’entra, ma è sempre un bene precisare).

 Per 20 anni quest’uomo ha rubato, infangato, distrutto, speculato, sfruttato il paese.

E per porre fine alla sua avida potenza abbiamo dovuto attendere che si facesse beccare a mignotte con una minorenne?

 Sì, lo so che è stato condannato per concussione.

Però mi fa ridere condannare per concussione uno che ha passato 20 anni in politica solo per sfuggire ai propri guai giudiziari per una telefonata in questura.

 

Tutti abbiamo sfruttato il nostro potere, chi più chi meno.
Il cameriere che sputa nel piatto di un cliente stronzo, l’impiegato che va su facebook col computer aziendale, il poliziotto che parcheggia in doppia fila per prendersi un caffè.

 Le proporzioni sono più o meno le stesse.

 È un paradosso sconfiggere in tribunale gli avversari politici e discutere degli affari giudiziari in parlamento, ma in questo paese fatto al contrario sembra la normalità.

 Come se la condanna di Berlusconi risollevasse l’etica del paese.

Come se d’improvviso tutti cominciassimo a cagare rose dal culo e vomitare arcobaleni.

 No, il problema è molto più grosso, il problema è che Berlusconi è ancora avanti in tutti i sondaggi, il problema è che non esiste una forza politica in grado di governare il paese, il problema è che per vent’anni il popolo ha scelto di farsi governare dal più grande mafioso d’Italia, il problema è che per incastrare il più grande criminale dell’ultimo mezzo secolo  abbiamo dovuto attendere che si facesse fare un pompino da una marocchina sprovveduta.

 Quando nei libri di storia si leggerà di questa vicenda credo che i posteri rideranno di noi poveri dementi e di un processo che, tutto sommato, ha ben poco a che fare con la legge, ma molto con la politica.

 Perciò ribadisco, non c’è nulla da gioire.

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