Che poi se uno fosse davvero un animalista mica se lo terrebbe un animale in casa.

lee-jeffries-10Che poi secondo me se uno fosse davvero un animalista mica se lo terrebbe un animale in casa.

Voglio dire, partiamo dal presupposto che uomini e animali sono uguali e sostituiamo Bobby, il barboncino della signora Rossi con Ugo, il barbone di viale Monte Kosica.

Un giorno la signora Rossi passeggiando per il centro di Modena incrocia Ugo, che cammina barcollando palesemente spaesato, i capelli incolti e arruffati, una gamba claudicante e una ferita infetta all’altezza del collo.
Mossa da compassione la signora Rossi attrae a sé il barbone diffidente con una bottiglia di Gin e lo carica in macchina e lo porta dal dottore. Il medico prontamente prescrive una serie di antibiotici e della ginnastica riabilitativa per il nostro amato barbone Ugo.

A questo punto la signora Rossi, che vuole assicurarsi che il barbone segua le cure, lo porta nel suo piccolo appartamentino, lo lava, gli medica la ferita, gli mette un maglioncino di un aberrante rosa shocking e gli dà una ciotola di tonno in scatola.
Infine si addormentano guardando la televisione, Ugo accoccolato sulle ginocchia della signora Rossi, la signora Rossi che accarezza i finalmente puliti capelli di Ugo.

Ora, fino a qui sarebbe una magnifica storia di carità e compassione e se fossimo in un’imbarazzante commedia hollywoodiana verrebbe fuori che sotto la barba ispida e i capelli incolti Ugo è incredibilmente figo ed affascinante (tipo un Johnny Depp un po’ meno alcolizzato) e tra i due scoppierebbe una strappalacrime storia d’amore che si concluderebbe con la morte di lei e la felicità di Ugo per aver ereditato tutto il patrimonio della vecchia scassaminchia.

In realtà, essendo partiti dal presupposto che Ugo è Bobby, il nostro adorabile barboncino, la storia si sviluppa in maniera decisamente differente.

La signora Rossi, non appena Ugo si è rimesso in sesto, lo riporta dal dottore, gli infila un microchip sotto pelle, gli appende una targhetta al collo e per concludere lo castra.
Dopotutto non possiamo mica tenerci in casa uno che magari una sera mi fa un sogno erotico e mi bagna tutte le lenzuola.
Ugo torna a casa con l’aria piuttosto mesta, consapevole che le sgroppate schiocca lombi sono ormai un pallido ricordo, ma non immagina che l’inferno e la prigionia sono appena iniziati.
Da quel giorno le sue giornate sono rigidamente controllate. Per cagare e pisciare Ugo deve aspettare che la signora Rossi si decida ad accompagnarlo fuori.
Le uscite saranno sempre e solo due: un giretto per il parco dove Ugo è libero di fare ciò che vuole solo quando entra in un recinto ed un giretto per il centro mentre la signora Rossi compie le sue commissioni quotidiane.
Sesso neanche a parlarne.
Cibo in scatola solo quando qualcun altro decide che è il momento di mangiare.
Rinchiuso in un piccolo recinto o tra le 4 mura di un appartamento per la maggior parte della giornata.
Libero dal guinzaglio solo quando vieni liberato in un altro recinto.
Secondo me, se uno fosse davvero un animalista, mica se lo terrebbe in casa un animale.

L.

Photo by Lee Jeffries
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